Matera, dai Sassi al cuore
Storie di pietra, gusto e accoglienza
Dai Sassi al cuore. C’è sempre una prima volta a Matera. E non lascia indifferenti, senza subirne il fascino. Là dove la pietra è memoria, la nuova vita viva della città si rivela attraverso la sua storia, la bellezza rude, naturale e intrinseca.
Prima ancora di essere una destinazione, è una memoria di pietra, sacrificio, povertà e duro lavoro. Basta entrare in una casa-grotta per capire che la bellezza dei Sassi non può essere separata dalla vita che per secoli vi si è consumata dentro. Nella storica Casa Grotta di Vico Solitario, nel Sasso Caveoso, un ambiente di circa 60 metri quadrati racconta la quotidianità di una famiglia di undici persone che condivideva lo spazio con gli animali: il mulo, il cavallo, il focolare, il tavolo, i giacigli, la mangiatoia, il telaio, la cisterna. A Casa Noha, nel cuore della Civita, donata al FAI dalle famiglie Fodale e Latorre, esempio di architettura privata dei Sassi, dopo un accurato restauro offre un percorso multimediale e immersivo e la narrazione della storia di Matera. Non per indulgere nel pittoresco della miseria, ma per restituire testimonianza con consapevolezza e profondità.

Il trasferimento dal 1952, dai sassi e per una legge dello Stato, non significava soltanto entrare in un’abitazione più salubre: significava abbandonare il cuore di una geografia affettiva, un modo di abitare e una comunità. La capacità di Matera di rinascere da questa dura storia è stata quella di riuscire a non snaturare il luogo, a non santificarlo, ma a utilizzare con sapienza l’ intelligenza emotiva dell’ospitalità: sapere accogliere il visitatore di oggi senza cancellare il passato. Matera, con i sassi, le case, le chiese rupestri, gli eremi costruiti nelle grotte naturali della Murgia è patrimonio mondiale Unesco e capitale della cultura nel 2019 e ha saputo trasformare il proprio passato in una possibilità di futuro. Ma la trasformazione più interessante non è quella di nascondere la ferita sotto una patina di lusso, ma la capacità di offrire testimonianza e valore culturale e antropologico.
Una geografia dell’ospitalità
Ogni luogo ha un’identità forte e la nuova Matera, tra memoria e contemporaneità, è interpretata e tradotta nella filosofia di Matera Collection, non una semplice collezione di strutture ricettive, ma una geografia dell’ospitalità che mette in relazione luoghi diversi attraverso un racconto che unisce destinazioni e territori che non hanno un’ unica anima. La pietra dei Sassi e quella degli antichi edifici industriali, le terrazze affacciate sulla città e le corti delle masserie, le grotte trasformate in ambienti contemporanei e le campagne dove il paesaggio torna a essere protagonista.
Il filo comune non è uno stile, ma un’identità. L’idea è accompagnare il viaggiatore dentro Matera e il suo territorio attraverso strutture fortemente riconoscibili, ciascuna legata alla storia del luogo e nello stesso tempo in grado di trasmettere in un linguaggio attuale. La differenza è sottile, ma sostanziale. Perché il rischio, quando un luogo diventa una destinazione internazionale celebre, è che la sua identità si snaturi e finisca per trasformarsi in un’ immagine cinematografica: la pietra diventi sfondo teatrale, la grotta scenografia, la tradizione un bagaglio da tralasciare.
“Fare dell’esperienza il punto d’incontro tra patrimonio e contemporaneità, spiega Giacinto Marchionna, fondatore di Matera Collection e amministratore di Turismore è la nostra ambizione. Ogni offerta viene analizzata e selezionata in base alla coerenza: esperienze autentiche, dove il fattore umano resta la vera differenza competitiva, ospitalità su misura in strutture uniche e fortemente identitarie”. Parole che acquistano un significato particolare proprio a Matera, dove l’identità non è un concetto astratto, ma qualcosa che si tocca, s’impara a conoscere e si assaggia. Anche a tavola, nelle botteghe, con i prodotti della terra, nei paesi della Murgia, con le storie di chi ancora lavora la terra.
Alvino, il mulino che ha cambiato passo
A nord della città, l’ospitalità prende forma dentro un edificio che appartiene a un’altra storia di Matera: quella del lavoro e dell’industria.
Alvino Relais – Mulino Contemporaneo nasce nell’antico Mulino Alvino, inaugurato nel 1884. Ex complesso industriale con mulino, pastificio e panificio meccanici, alimentati da una motrice termica: era una novità per la Matera dell’epoca. Dopo circa trent’anni di abbandono, il complesso è stato recuperato con un progetto conservativo che ha restituito vita alla struttura senza cancellarne l’identità. Mulino Contemporaneo oggi, mantiene il nome al presente. E così la struttura industriale di fine Ottocento rimane leggibile negli archi, nei volumi, nella materia, mentre gli interni introducono una divisione degli spazi contemporanea, sobria e luminosa. Le camere sono ampie e curate nei dettagli; suite, junior suite e deluxe declinano l’idea di un lusso senza ostentazione. La Penthouse Suite con 200 mq di soggiorno, cucina a vista e due camere da letto, ha perfino un piccolo orto sul grande terrazzo che affaccia sulla Murgia. Poi ci sono gli spazi comuni: i giardini, le terrazze, la piscina, le sale per eventi, il ristorante e la SPA. E la bike room per condividere la passione del ciclismo o semplicemente spostarsi alla scoperta del territorio.






Aperitivo Botanico
All’interno di Alvino Relais il rito dell’aperitivo trova una sua espressione territoriale con Murgia, aperitivo botanico di Altarè, un prodotto che porta nella degustazione l’idea stessa del paesaggio murgiano: una terra aspra e generosa, dove la macchia mediterranea, gli ulivi e le erbe aromatiche disegnano un patrimonio botanico antico.
Più che un semplice aperitivo, Murgia è un modo per entrare nel territorio attraverso le 8 botaniche e profumi. Si sorseggia lentamente, mentre la luce della sera scivola sulla pietra dei Sassi e il paesaggio cambia colore. Il bicchiere diventa così una piccola mappa sensoriale della Basilicata: vegetale, mediterranea, profondamente legata alla terra.
La Vista: Matera dall’alto
Per cambiare prospettiva occorre salire. Palazzo della Fontana è un urban hotel in via La Vista nel cuore storico della città, a pochi passi dalla Fontana Ferdinandea e dai punti strategici come i Sassi, il Palombaro lungo, la grande cisterna, capolavoro dell’antica ingegneria idraulica, visitabile dal 1991, il Duomo, Casa Noha e il Musma, il museo dedicato alla scultura italiana e internazionale dalla fine del 1800 ad oggi. Ospitato in un palazzo dei primi del Novecento, ristrutturato rispettando gli standard energetici propone dodici camere, dieci deluxe, una junior suite e una suite contemporanee, con opere e richiami agli scorci materani. Ma il momento da non perdere è il tramonto al quarto piano, sulla terrazza La Vista. Il rooftop è dedicato agli aperitivi e cocktail e regala una prospettiva privilegiata sul centro storico. Qui Matera si dispone davanti agli occhi con i tetti, le chiese, la gravina, la Murgia, in fotogrammi vicini che allargano fino all’orizzonte.
Il Duca: memoria e contemporaneità condivise
Scendendo nei Sassi, Palazzo del Duca, si erge sulla panoramica via del Muro teatro di importanti film da Paolini al più recente 007, il Palazzo nobiliare della famiglia Malvini Malvezzi grazie alla ristrutturazione propone 10 camere, tra suite, JS e camere classiche e ospita la reception e il ristorante. Mentre Borgo del Duca si estende lungo le pendici della Civita materana offre il nuovo concetto di ospitalità diffusa grazie alla recente ristrutturazione di nuove proprietà. Il viaggio esperienziale gastronomico conduce al Ristorante Palazzo del Duca che occupa la grotta, che milioni di anni fa conteneva il mare. Porta in tavola una cucina costruita sull’incontro fra tradizione e ricerca, terra e mare, memoria e tecnica. È una cucina che non cerca di dimenticare il passato, ma di interrogarlo. La grotta diventa così più di un ambiente suggestivo: diventa parte del racconto, da tenere conservato a memoria.









Fontana di Vite, non solo masseria
Fuori dalla città, il paesaggio lascia spazio ai campi di grano, agli ulivi, alle colline. Masseria Fontana di Vite appare come una pausa naturale, a soli 8 km da Matera, circondata da un oliveto di quattro ettari. La masseria affonda le sue origini nel Settecento; l’ampliamento ottocentesco comprendeva la dimora nobiliare, ambienti agricoli e spazi disposti intorno alla corte, e poco in là la cappella storica dove l’artista americano Austin Lee ha dipinto l’affresco “i fiori del cielo”. Il restauro ha trasformato il complesso in un boutique hotel senza cancellarne l’identità rurale. Le camere sono distribuite fra il piano nobile, la corte e le antiche lamielle, le abitazioni dei contadini. Le Standard conservano soffitti alti, travi in legno, letti a barca e mobili della collezione privata della famiglia; le Deluxe occupano le antiche abitazioni contadine, affacciate sul giardino e sulla piscina. Ma è la corte a dare il senso del luogo. Una corte di masseria è per definizione uno spazio di passaggio e di incontro: un continuum tra dentro e fuori, lavoro e riposo, famiglia e ospite. Qui può diventare anche il luogo per la cena, un calice, una conversazione che si prolunga oltre l’ora prevista. E poi c’è l’arte. Fausta Bolettieri e il fratello Gianlorenzo, proprietari della masseria, hanno trasformato Fontana di Vite anche in un luogo di residenza per artisti contemporanei. Gli artisti vengono invitati a vivere il territorio e a lavorare nella masseria; alcune opere rimangono come tracce di questi soggiorni. È una contaminazione felice. L’arte vive e rende partecipi gli ospiti. Tutto concorre a creare un luogo abitato dalla curiosità. La cucina segue la stessa filosofia. Il ristorante utilizza prodotti freschi, stagionali e legati al territorio, ma in versione riletta, come la pecora alla rizzola, pecora in pignatta, cottura lenta, ricca di profumi di erbe spontanee, e il pane come protagonista: polpette di pane, cialledda, pane, pomodori aromi dell’orto e pain perdu; il wine bar invita al calice davanti al camino o nella corte.



Geografia del Gusto
Per comprendere un territorio è importante incontrare chi produce, coltiva e trasforma. Matera Collection con Ferula Viaggi, introducono itinerari gastronomici e soste golose che non si limitano solo alla tavola. Il tour del gusto alterna percorsi fuori e dentro la città: il racconto storico e culturale dei Sassi conduce ai prodotti della tradizione, entrando nelle botteghe e incontrando realtà che hanno fatto del rapporto con il territorio una forma di lavoro e d’ identità. Tappa al regno dei tartufi, a pochi passi da palazzo del Sedile, La Bottega del Tartufo è il regno dei tartufi stagionali, salse, creme e condimentie e il profumo del sottobosco, quello dei boschi e della terra. Poi mozzarelle di Dolcenera: fresche, bianche, morbide, con quella semplicità che appartiene alle cose fatte bene. Da Samuele Olivieri, Al Buongustaio, il viaggio entra nella dimensione della bottega, nella scelta dei prodotti e nella conoscenza di una dispensa che racconta il territorio attraverso formaggi, salumi, conserve e specialità.
E poi c’è la scoperta del Barattiere con il suo nome che appartiene al vocabolario contadino, gusto apprezzatissimo che si divide tra melone e cetriolo. Un prodotto che parla di orti, stagioni, coltivazioni e di quella Murgia agricola che continua a essere parte essenziale del paesaggio. I peperoni cruschi. rossi, leggeri, croccanti. Appesi ad asciugare, poi fritti per pochi istanti, sono il simbolo riconoscibile della cucina lucana. È un viaggio fatto di piccoli assaggi e grandi incontri: vino, formaggi, liquori, come il noto amaro Lucano, che trova sede, proprio in via del Corso 52, prodotti da forno e dolci. La cucina materana è figlia come spesso accade della necessità e dell’ingegno: il pane, i legumi, le verdure, il grano, l’olio, i formaggi. Una cucina povera soltanto nel nome, perché ricchissima di ricette della tradizione e memoria. E forse è proprio questa la sua forza: non raccontare una tradizione immobile, ma una cultura del cibo ancora viva.
E il viaggio del gusto può continuare oltre Matera. Prima o dopo la città, Altamura è una tappa inevitabile. Qui il pane non è semplicemente un alimento. È forma, sostanza e famiglia, simbolo della cultura agricola dell’altopiano. Il grano della Murgia diventa impasto, il forno diventa luogo comunitario, dove le famiglie portavano il proprio impasto siglato da un timbro. È sufficiente spezzarne una fetta per capire quanto sia sottile il confine fra gastronomia e antropologia: il profumo del forno racconta una civiltà del grano più di molte parole. E così ritorna anche una vecchia domanda, quasi una contesa di campanile: la paternità culturale del pane appartiene ad Altamura o a Matera?
Più che trovare una risposta, viene da pensare che il pane appartenga a questa terra nel suo insieme, a quella Murgia che non conosce davvero i confini amministrativi della geografia. Poi c’è un canyon profondo che taglia in due l’altopiano delle Murge, Gravina in Puglia, la città scavata merita la sosta, per ammirare la gravina, il Ponte Acquedotto, le chiese rupestri, visitare la Concattedrale di Santa Maria Assunta e proprio sotto la Basilica, la Chiesa di Santa Croce e ammirare il paesaggio in cui l’architettura sembra nascere direttamente dalla roccia. A Gravina merita l’assaggio: il pane, la focaccia a libro, la carne al fornello, si sceglie al banco delle macellerie storiche e viene cotta al momento e un bicchiere di Primitivo.
Lo stesso racconto murgiano è reso prezioso da realtà come Matera Collection, dalla rete di connessioni territoriali che trasmettono una geografia di esperienze che valorizzano la divulgazione culturale e mettono in relazione generi di ospitalità differenti, legati da una comune valenza qualitativa. La vera intelligenza emotiva fissa qui il punto: per fare rete, occorre conservare un’identità culturale che merita rispetto, per risplendere oggi, intrecciando memoria, bellezza e accoglienza autentica.



