Hotel Diana: dove l’ospitalità diventa arte e la cucina del rooftop l’Uliveto racconta Roma

Un viaggio tra storia, famiglia e alta gastronomia nel cuore della Capitale

Nel cuore pulsante di Roma, a pochi passi dalla stazione Termini, si erge una delle insegne più prestigiose dell’hotellerie capitolina: l’Hotel Diana. Quattro stelle che brillano da oltre ottantasei anni, quattro generazioni che si sono susseguite al timone di questa nave dell’accoglienza, un’unica, straordinaria storia di dedizione e passione che attraversa il tempo come un filo prezioso tessuto con cura e sapienza.

Era il 1939 quando Benedetto De Angelis, lungimirante imprenditore abruzzese, acquistò uno stabile in via Principe Amedeo, dando vita all’Hotel Diana, battezzato come la figlia di un caro amico.

La storia di Benedetto è quella di un self-made man tenace. Orfano a nove anni, da Tagliacozzo arrivò a Roma lavorando all’Hotel de Russie. Partì poi all’estero nel settore alberghiero, accumulando esperienze e professionalità. Nel 1925 rilevò la Carrani, antica compagnia di omnibus, tramutandola in un’agenzia di viaggi. Il Diana crebbe rapidamente. Per le Olimpiadi del 1960 si presentò ampliato, con tutte le camere dotate di bagno privato. Il suo tratto distintivo: ospitalità “pura” che fa sentire ogni cliente a casa. Negli anni il timone passò da Benedetto al figlio Enrico e sua moglie Franca, fino ai nipoti e bisnipoti. Oggi l’hotel è guidato da Carlo De Angelis, managing director dell’hotel nonché già presidente del gruppo degli Alberghi Storici di Roma di Federalberghi, affiancato dalle sorelle Caterina, responsabile food & beverage, e Stefania, consigliera di amministrazione con delega per l’housekeeping, oltre alle figlie di Carlo: Marta, responsabile amministrazione, e Cecilia, sales manager. Una vera dinastia dell’accoglienza che continua a innovare nel segno della tradizione.

L’aggiornamento e l’evoluzione sono infatti costanti: periodiche ristrutturazioni delle centocinquantasette camere e suite, rinnovo dell’arredamento (“uno degli obblighi di ogni albergatore”, come sostiene Carlo), e il grande rilancio del 2008 quando Caterina ebbe l’intuizione di trasformare il roof top in L’Uliveto, un’inaspettata oasi verde panoramica su più livelli nel cuore concitato della capitale, adibita a ristorante nella bella stagione e aperta anche ai clienti esterni. Nell’era delle piattaforme digitali e del turismo due punto zero, il mood dell’Hotel Diana rimane pressocché identico a distanza di ottantasei primavere: garantire un’accoglienza non standardizzata, dedicata, in tutti i sensi, a clienti poco attratti dalle offerte delle grandi catene e desiderosi invece di soggiornare in strutture più piccole ed eleganti, uniche nel loro genere per ospitalità affabile e tailor made. Ad accoglierli sulle vetrate d’ingresso sempre lei, Diana cacciatrice, evolutasi anch’essa grazie al moderno design. Una storia di famiglia che continua a scrivere pagine di eccellenza, un piatto alla volta.

L’Uliveto Roof Garden: tempio della cucina romana contemporanea

Perché non c’è soggiorno di successo senza una cucina di alto livello, e L’Uliveto Roof Garden incarna questa filosofia alla perfezione. Nella cornice incantevole del Diana, questo ristorante si distingue come autentico tempio della cucina romana, dove ogni piatto racconta una storia di tradizione contadina e convivialità genuina, reinterpretata con maestria contemporanea.

Il manifesto gastronomico del locale è chiaro sin dall’approccio agli ingredienti: qui non si servono semplici portate, ma vere esperienze culinarie nate dalla passione per l’autenticità e dal profondo rispetto per il territorio laziale. La filosofia del ristorante si fonda sull’utilizzo esclusivo di prodotti artigianali, selezionati con meticolosa attenzione tra le eccellenze locali. Ogni ingrediente viene scelto per offrire sapori che narrano la terra d’origine e le sue tradizioni millenarie, creando un percorso gastronomico che è autentico viaggio attraverso i profumi e i gusti del Lazio.

Lo chef Umberto Vezzoli: maestro dell’equilibrio

Al timone della cucina c’è un artista della materia prima: Umberto Vezzoli, chef bresciano dalla straordinaria carriera internazionale che ha saputo costruire una cucina di ricerca capace di unire territorio e visione globale. Il suo percorso formativo si è snodato tra Europa, Giappone e Stati Uniti, con esperienze fondamentali a Tokyo, New York, Los Angeles e Londra. È l’autore del celebre “Milano-Tokyo 1988”, un risotto alla milanese con tartare di tonno che è diventato simbolo del suo percorso culinario, ponte perfetto tra tradizione lombarda e sensibilità nipponica.

La filosofia di Vezzoli parte sempre dalla materia prima e trasforma ogni piatto in equilibrio, identità e bellezza. “Quando arrivai a Roma, venticinque anni fa, tutti mi parlavano di stelle Michelin. Io invece andai da Felice al Testaccio, dal carrettiere: volevo capire la cucina vera della città”, racconta lo chef. Da quell’incontro con i sapori autentici romani prende forma oggi un menu fatto di contrasti e affinità, dove il carciofo dialoga con sé stesso, la puntarella con l’acciuga, il tortello con la bisque che unisce tecnica contemporanea e radici classiche.

Al centro della sua cucina c’è sempre l’equilibrio: “Tre o quattro ingredienti devono sentirsi tutti, senza che uno sovrasti l’altro”. Una filosofia che affonda le radici anche nell’esperienza asiatica dello chef, maturata in Giappone già alla fine degli anni Ottanta, dove ha imparato a togliere il superfluo per lasciare spazio al significato. Il risultato è un menu leggero, pensato per seguire il ritmo delle stagioni, capace di sorprendere senza forzature.

Il Menu Primaverile: quando il territorio incontra la contemporaneità

Il nuovo percorso primaverile firmato da Vezzoli all’Hotel Diana è il risultato di una cucina “in movimento”, costruita sull’equilibrio tra memoria e contemporaneità, tra tradizione romana e apertura culturale. Un menu che nasce dal territorio ma non resta fermo, che guarda alla primavera con curiosità, misura e identità.

La carta si apre con la sezione “Roma in Tavola”, tributo appassionato alle tre anime della cucina capitolina: Carbonara, Amatriciana e Cacio e Pepe. Questi piatti iconici, lungi dall’essere semplici preparazioni di pasta, rappresentano l’essenza della cucina romana, nata da ingredienti poveri ma ricchi di gusto, testimoni di una tradizione contadina che ha saputo trasformare la semplicità in eccellenza. I Tonnarelli Cacio e Pepe con Carciofi fritti reinterpretano il classico aggiungendo la croccantezza del carciofo romanesco, mentre i Rigatoni alla Carbonara con uova, guanciale e Pecorino Romano celebrano la ricetta originale nella sua purezza più assoluta. Le Mezze Maniche all’Amatriciana completano questa triade sacra con salsa di pomodoro, guanciale e Pecorino.

Gli antipasti rivelano tutta la maestria dello chef nel creare dialoghi inaspettati tra ingredienti. Il Tartare del Maestro è una raffinata composizione di manzo con arancia, olio alla vaniglia e salvia, dove la dolcezza agrumata incontra l’erbaceo in un abbraccio sorprendente. Le Seppie scottadito su crema di piselli vedono la tradizione marinara romana incontrare la delicatezza della terra in un piatto che profuma di primavera e di mare insieme. Il Vento del Nord porta invece Polpettine di Baccalà mantecato al latte con crema di patate, porri, aneto e tabasco, mentre il Bianco Romano celebra le Puntarelle croccanti con Burrata e alici, simbolo perfetto della gastronomia popolare capitolina elevata a esperienza gourmet.

I primi piatti sono un viaggio attraverso sapori e tecniche. Il Rosso Piccante propone spaghettoni artigianali Masciarelli all’arrabbiata con conserva di datterini e crumble di taralli al prezzemolo, dove la piccantezza viene bilanciata dalla dolcezza del pomodoro e dalla croccantezza dei taralli. I Fili di Campagna presentano tagliolini al ragù bianco di cortile, omaggio alla tradizione contadina laziale. Il Mare e Agrumi è pura poesia: ravioli di scampi con bisque di crostacei aromatizzata al bergamotto e timo con crema di cedro, dove l’eleganza del crostaceo incontra la freschezza degli agrumi. I Sapori di Tradizione propongono pasta mista di Gragnano IGP con fagioli, ceci e olio evo al rosmarino, piatto povero ma nobilissimo.

I secondi piatti celebrano le eccellenze del territorio con orgoglio e maestria. L’Oro del Lazio presenta il maialino da latte in porchetta con patate al forno, croccante fuori e morbidissimo dentro. Il Taglio Audace offre una tagliata di vitella alla romana su purea di topinambur, mentre le Onde e Aromi vedono l’orata scottata in crosta di pane alle erbe aromatiche con millefoglie di finocchi stufati. Il Re dell’Orto propone un duo di carciofi alla romana e alla giudia, celebrazione del principe degli ortaggi laziali nelle sue due preparazioni più iconiche.

Anche nei dessert ritorna la ricerca di armonia tra dolce, acido, amaro e sapido. Le piccole éclair vengono alleggerite con agrumi e spezie nell’Étoile d’Agrume, con crema pasticcera all’arancia e anice stellato. La Pera Ubriaca, cotta al vino rosso, è un classico rivisitato, mentre l’Armonia Romana celebra la crostata di ricotta e visciole, dolce tradizionale romano. L’Abbraccio Fondente, tortino al cioccolato con cuore morbido e coulis ai frutti di bosco, chiude il pasto con intensità e dolcezza. “La cucina romana, se la guardi bene, ha già tutto questo dentro”, conclude lo chef.

Il Menu Degustazione offre un percorso completo attraverso le specialità del ristorante, dalla polpettina di baccalà ai tonnarelli cacio e pepe, dal maialino da latte alla crostata di visciole e ricotta, un viaggio sensoriale che celebra l’identità gastronomica romana con rispetto, creatività e passione autentica.

L’atmosfera: design e convivialità

L’Uliveto non è solo ristorante ma esperienza sensoriale completa. L’ambiente, curato nei minimi dettagli, unisce il verde rigoglioso della terrazza panoramica al design contemporaneo, creando un’oasi inaspettata nel cuore della capitale. Gli ulivi che danno il nome al locale creano un’atmosfera mediterranea e rilassante, mentre l’arredamento elegante e sobrio rispecchia perfettamente lo stile della famiglia De Angelis: mai ostentato, sempre raffinato.

La mixology non è da meno: i cocktail ideati dal bartender Gianluca Storchi accompagnano i piatti con carattere e leggerezza, creando abbinamenti studiati che esaltano i sapori della cucina. Ogni drink racconta una storia e crea un’esperienza di gusto completa.

L’hotel Diana conferma così la sua vocazione per format originali e identitari, come dimostra anche il San Faustino’s Party del 15 febbraio, serata dedicata ai single con dj set, menu a tema giocoso firmato Vezzoli: mini hot dog gourmet, fish & chips rivisitato, risotto rosso alla barbabietola, pizze e burger in versione slim, fino al dessert “Cerco la metà” con doppia mousse al cioccolato e frutti di bosco.

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