Firenze, Daniele Sigalot al Gallery Hotel Art con ‘Please Take This Seriously’
Il Gallery Hotel Art di Firenze, parte della Lungarno Collection, rinnova il proprio impegno verso l’arte contemporanea ospitando fino all’autunno 2026 Please Take This Seriously, la nuova mostra dell’artista Daniele Sigalot, a cura di Valentina Ciarallo. Il titolo dell’esposizione suona come un’esortazione, ma si rivela immediatamente un paradosso. Più si cerca di prenderlo sul serio, più sfugge a una lettura univoca. È proprio in questa tensione tra intenzione e fallimento che si sviluppa la ricerca artistica di Sigalot, romano d’origine e berlinese d’adozione, oggi attivo a Roma presso il Gazometro, dove ha fondato il suo studio-laboratorio “La Pizzeria”, luogo di incontro e sperimentazione creativa da cui è nato anche il celebre format Coppa Pizzeria, un originale torneo internazionale che fonde calcio e performance.

Per la sede fiorentina, l’artista ha concepito una selezione di opere realizzate appositamente per il Gallery Hotel Art, condensando alcuni degli elementi più rappresentativi della sua pratica. In mostra trovano spazio i celebri post-it in alluminio laccato, una nuova versione personalizzata di The Ping Pong Paradox e un’installazione di aeroplanini in acciaio lucido dalle punte cangianti. Attraverso questi lavori, oggetti quotidiani e familiari vengono trasportati in una dimensione inattesa, dove leggerezza e ironia convivono con una riflessione acuta sul sistema dell’arte e sulle sue dinamiche. Particolarmente significativi sono i post-it colorati, presentati in dimensioni che spaziano dal formato monumentale a quello miniaturizzato. Sigalot prende un oggetto nato per custodire appunti temporanei e pensieri destinati a scomparire e ne sovverte completamente la funzione. L’alluminio sostituisce la carta, conferendo permanenza a ciò che per natura dovrebbe essere effimero.

Le frasi che compaiono sulle superfici metalliche – come Art Must Be Taken Seriously, Blame Duchamp if this is art o This Artwork Looks Great Above the Sofa – generano un cortocircuito linguistico e concettuale. Apparentemente leggere e provocatorie, finiscono per mettere in discussione il valore attribuito all’opera d’arte, le aspettative del pubblico e le convenzioni del mercato. L’ironia attraversa tutta la mostra e si manifesta anche in slogan che richiamano il linguaggio pubblicitario, come Anyone Can Do This, Buy Now, Also Available in Blue o This Is Totally Superfluous, Don’t You Need It?. In questo modo Sigalot smonta con sarcasmo le retoriche che spesso circondano il mondo dell’arte contemporanea, trasformando la provocazione in uno strumento critico.

«Non amo prendermi troppo sul serio. Lavoro seriamente, ma mi piace scherzare», afferma l’artista. Una dichiarazione che sintetizza perfettamente il suo approccio: un’ironia che non banalizza il lavoro artistico, ma ne amplifica le ambiguità e invita il pubblico a interrogarsi sul significato stesso dell’arte. La dimensione partecipativa emerge con forza in The Ping Pong Paradox, installazione realizzata appositamente per la mostra e collocata nella lobby dell’hotel. Il tavolo da ping pong è diviso in due metà radicalmente opposte: da un lato un universo psichedelico, istintivo e multicolore; dall’altro uno spazio geometrico, rigoroso e monocromatico. Le due parti convivono senza mai trovare una sintesi, trasformando il gioco in una metafora del conflitto permanente tra creatività e razionalità.

L’intero progetto espositivo si fonda su una continua oscillazione tra serietà e leggerezza, significato e nonsenso, realtà e illusione. Sigalot costruisce un linguaggio fatto di slittamenti percettivi e doppi livelli di lettura, capace di generare nello spettatore una condizione di sospensione tra sorriso e riflessione. In questo contesto, l’ironia diventa una forma di resistenza critica contro una realtà sempre più orientata alla semplificazione e alla spettacolarizzazione. Please Take This Seriously si presenta così come un invito ad abitare il paradosso, piuttosto che a risolverlo. Perché il lavoro di Daniele Sigalot non chiede di essere compreso fino in fondo, ma vissuto e attraversato. Con leggerezza, certamente, ma anche con quella dose di dubbio che rende l’arte uno spazio ancora capace di sorprendere. Come suggeriva Marcel Duchamp, l’arte può essere un gioco. E forse oggi, più che mai, un gioco da condividere.





